Sant'Oscar Romero

Vescovo · 1917-1980

Vescovo e martire, pastore di San Salvador, difensore dei poveri

Sant'Oscar Romero, il cui nome completo era Óscar Arnulfo Romero Galdámez, fu arcivescovo di San Salvador, capitale di El Salvador. Negli anni della violenza difese i poveri e i perseguitati, e il 24 marzo 1980 fu ucciso a colpi d'arma da fuoco all'altare durante la Santa Messa. La Chiesa lo ricorda il 24 marzo, giorno della sua morte.

Nacque il 15 agosto 1917 a Ciudad Barrios, in una famiglia modesta e numerosa. A dodici anni lasciò la scuola e imparò il mestiere di falegname, ma desiderava diventare sacerdote. Nel 1931 entrò nel seminario minore di San Miguel e nel 1937 partì per studiare a Roma. Lì conseguì la licenza in teologia all'Università Gregoriana e il 4 aprile 1942 ricevette l'ordinazione sacerdotale.

Tornato in patria, lavorò per oltre vent'anni nella diocesi di San Miguel, tra l'altro come parroco e segretario del vescovo. Nel 1970 papa Paolo VI lo nominò vescovo ausiliare di San Salvador e nel 1974 vescovo della diocesi di Santiago de María. Come motto episcopale scelse le parole «Sentir con la Iglesia», cioè «Sentire con la Chiesa». Era considerato un uomo di preghiera, moderato e lontano dalla politica.

Nel febbraio 1977 divenne arcivescovo di San Salvador. Il paese era governato dai militari, la violenza cresceva e la Chiesa, che difendeva i contadini poveri, era accusata di fare politica. Il 12 marzo 1977 fu assassinato il suo amico, il gesuita Rutilio Grande, oggi beato. Vegliando di notte accanto alla sua salma, l'arcivescovo comprese di dover difendere i poveri con tutte le forze. Egli stesso non lo chiamava conversione, ma fortezza pastorale.

Per tre anni tutto il paese ascoltò le sue omelie domenicali, trasmesse dalla radio diocesana. In esse parlava degli uccisi, dei torturati e degli scomparsi e condannava la violenza di ogni parte. Esortava i ricchi a condividere i loro beni e i poveri a rinunciare alla rivolta armata. Fu chiamato la voce di coloro che non hanno voce. Il 23 marzo 1980 nell'omelia si rivolse ai soldati: «Vi supplico, vi prego, vi ordino in nome di Dio: fermate la repressione!».

La sera del giorno seguente celebrava la Santa Messa nella cappella dell'ospedale per malati di cancro presso il quale abitava. Mentre, dopo l'omelia, preparava le offerte, un sicario inviato da uno squadrone della morte gli sparò dall'ingresso. L'arcivescovo cadde presso l'altare e poco dopo morì. Sapeva di essere minacciato di morte, ma ripeteva che un pastore non se ne va e resta con i suoi sino alla fine. Riposa nella cattedrale di San Salvador, dove nel 1983 Giovanni Paolo II pregò sulla sua tomba.

Nel 2015 papa Francesco riconobbe che l'arcivescovo era morto da martire, ucciso in odio alla fede. La beatificazione ebbe luogo il 23 maggio 2015 a San Salvador. La lettera apostolica chiama l'arcivescovo Romero pastore secondo il cuore di Cristo, evangelizzatore e padre dei poveri. Francesco lo canonizzò il 14 ottobre 2018 a Roma, insieme a papa Paolo VI.