
Sant'Ormisda
Papa · † 523
Papa, autore della professione di fede che pose fine allo scisma acaciano
Sant'Ormisda fu vescovo di Roma dal 514 al 523. È passato alla storia come il papa che pose fine alla frattura tra Roma e Costantinopoli durata trentacinque anni. Il Martirologio Romano lo ricorda il 6 agosto come il papa che riportò la pace nella Chiesa.
Era originario di Frosinone, a sud-est di Roma, e suo padre si chiamava Giusto. L'anno della sua nascita non è noto. Prima di ricevere gli ordini maggiori era stato sposato. Suo figlio era Silverio, che a sua volta divenne papa nel 536 ed è venerato come santo e martire. Sotto il pontificato di Simmaco, Ormisda fu diacono della Chiesa romana e fu tra i più fedeli collaboratori del papa durante il conflitto con l'antipapa Lorenzo.
Fu eletto successore di Simmaco il 20 luglio 514. Per prima cosa riaccolse nell'unità gli ultimi seguaci di Lorenzo. La sua preoccupazione principale fu però l'unità con l'Oriente. Dal 484 Roma e Costantinopoli erano divise da una frattura chiamata scisma acaciano, dal nome del patriarca Acacio. Era nata dall'Henotikon dell'imperatore Zenone, un documento che, per riconciliare i monofisiti, passava sotto silenzio l'insegnamento del concilio di Calcedonia.
L'imperatore Anastasio I, favorevole ai monofisiti, avviò trattative con il papa, ma non intendeva cedere. Due legazioni di Ormisda, del 515 e del 517, tornarono a mani vuote. Con la prima il papa inviò in Oriente una professione di fede, oggi chiamata formula di Ormisda, che i vescovi desiderosi dell'unità con Roma dovevano sottoscrivere. Essa condannava Acacio e gli eretici del passato, citava le parole di Cristo: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa», e affermava che nella Sede apostolica la religione cattolica è stata sempre conservata senza macchia.
La svolta giunse nel 518, quando divenne imperatore l'ortodosso Giustino I. Ormisda inviò a Costantinopoli una nuova legazione con la stessa professione di fede. Il patriarca Giovanni accettò la formula del papa il 28 marzo 519, e i nomi di Acacio e degli imperatori Zenone e Anastasio furono cancellati dai dittici, gli elenchi dei nomi ricordati nella liturgia. In seguito altri vescovi d'Oriente sottoscrissero la formula, anche se non tutti. Le sue parole, riprese dal Concilio di Costantinopoli IV, furono citate nel 1870 dal Concilio Vaticano I nella costituzione Pastor aeternus.
Ormisda scrisse anche ai vescovi di Spagna e di Gallia, e il Martirologio ricorda che si adoperò perché i nuovi popoli dell'Occidente rispettassero i diritti della Chiesa. Su suo incarico Dionigi il Piccolo raccolse i canoni dei sinodi greci con la loro traduzione latina. Verso la fine della vita ricevette la notizia che, dopo la morte del re vandalo Trasamondo, la persecuzione dei cattolici in Africa era cessata.
Morì a Roma il 6 agosto 523, dopo nove anni di pontificato, e fu sepolto nella basilica di San Pietro. È venerato come santo da molti secoli, molto prima che esistessero i processi di canonizzazione.