Santi Carlo Lwanga e compagni
Martiri, laici, per lo più giovani cortigiani del re del Buganda
I santi Carlo Lwanga e compagni sono ventidue martiri cattolici uccisi tra il 1885 e il 1887 nel Buganda, un regno nelle terre dell'odierna Uganda. Erano tutti laici, per la maggior parte giovani cortigiani del re Mwanga II, e molti di loro avevano ricevuto il battesimo poco prima della morte. La Chiesa li ricorda il 3 giugno, giorno in cui, nel 1886, Carlo Lwanga e dodici suoi compagni morirono nel fuoco sulla collina di Namugongo.
I primi a portarvi il Vangelo furono i missionari anglicani, e due anni dopo di loro giunsero i Missionari d'Africa cattolici, detti Padri Bianchi, che sbarcarono a Entebbe il 17 febbraio 1879. Quando, dopo la morte del re Mutesa, salì al potere suo figlio Mwanga, egli in un primo tempo accolse con benevolenza i missionari e affidò a molti cristiani incarichi nel palazzo.
Ben presto, però, si rivolse contro di loro. Il primo ministro cercava di convincerlo che i cristiani minacciavano il trono, ma la causa principale della persecuzione fu che i paggi cristiani rifiutavano di piegarsi alle richieste immorali del re. Giuseppe Mukasa Balikuddembe, capo dei servitori del palazzo, ne difendeva i ragazzi. Il 15 novembre 1885 fu decapitato a Mengo, e prima di morire dichiarò di perdonare il re e lo esortò a convertirsi. Lo stesso giorno ricevette il battesimo Carlo Lwanga, che era a capo dei giovani al servizio del palazzo e li rafforzava nella fede e nella castità.
Alla fine di maggio del 1886 il re decise di sterminare tutti «quelli che pregano», come venivano chiamati i cristiani. Prima dell'arresto Carlo Lwanga battezzò alcuni paggi che erano ancora catecumeni, tra cui Kizito, il più giovane dei martiri. In prigione incoraggiò apertamente i compagni a perseverare, e Kizito convinse gli altri ad andare incontro alla morte tutti insieme, tenendosi per mano.
Nove dei ventidue furono uccisi in modi diversi. Tra loro c'erano Andrea Kaggwa, che durante un'epidemia si prese cura dei malati e ne battezzò molti, e Mattia Mulumba Kalemba, che aveva lasciato l'incarico di giudice per non fare torto a nessuno con le sue sentenze; mutilato e abbandonato in un luogo deserto, tre giorni dopo chiedeva ancora dell'acqua. Gli altri tredici furono arsi sul rogo sulla collina di Namugongo all'alba del 3 giugno 1886, e i carnefici si stupivano di non sentire altro che preghiere. L'ultimo, Giovanni Maria Muzeyi, fu gettato in uno stagno il 27 gennaio 1887.
Benedetto XV beatificò i martiri il 6 giugno 1920 e Paolo VI li canonizzò il 18 ottobre 1964 nella Basilica Vaticana, durante il Concilio Vaticano II. Nell'omelia ricordò che nella stessa persecuzione erano stati uccisi per il nome di Cristo anche degli anglicani. Nel 1969, primo papa a recarsi in Africa, benedisse a Namugongo l'altare del santuario che vi si stava costruendo. Francesco, che vi celebrò la Messa nel 2015, disse che la morte dei martiri anglicani per Cristo dà testimonianza all'ecumenismo del sangue.