
Sant'Ezechiele Moreno
Vescovo · 1848-1906
Vescovo di Pasto, agostiniano recolletto, missionario nelle Filippine
Sant'Ezechiele Moreno Díaz fu un agostiniano recolletto spagnolo, missionario nelle Filippine e in Colombia, primo vicario apostolico di Casanare e vescovo di Pasto. La Chiesa lo ricorda il 19 agosto, anniversario della sua morte.
Nacque il 9 aprile 1848 ad Alfaro, nella Rioja, nella povera famiglia del sarto Félix Moreno e di Josefa Díaz. Seguendo l'esempio del fratello maggiore, entrò tra gli agostiniani recolletti a Monteagudo, in Navarra. Vestì l'abito il 21 settembre 1864 come fra Ezechiele della Vergine del Rosario e un anno dopo emise la professione religiosa. Nel 1869 partì con un gruppo di confratelli per le Filippine e nel 1871 fu ordinato sacerdote a Manila.
Nelle Filippine fu missionario nelle isole di Palawan e Mindoro e poi pastore d'anime a Luzon e a Manila. Già allora si distingueva per una particolare cura dei malati e dei poveri. Nel 1885 tornò in Spagna come priore del convento di Monteagudo, dove si formavano i futuri missionari. Alla fine del 1888 guidò in Colombia un piccolo gruppo di religiosi per restaurarvi il suo Ordine.
Nel 1893 la Santa Sede gli affidò il nuovo vicariato apostolico di Casanare e nel 1894 ricevette l'ordinazione episcopale. Con i missionari del suo Ordine annunciò il Vangelo nelle vaste pianure di Casanare e di Arauca. Nel 1895 fu nominato vescovo di Pasto, nel sud della Colombia. Da vescovo insegnò, trascorse lunghe ore nel confessionale, visitò i malati e gli angoli più remoti della sua vasta diocesi e, dove non poteva giungere di persona, si rendeva presente con lettere pastorali, la stampa e la corrispondenza.
Il suo ministero a Pasto cadde in un tempo di aspri conflitti politici e di una spietata guerra civile. Il vescovo combatté il liberalismo con fermezza e senza concessioni, vedendovi un programma per bandire Cristo dalla vita sociale. Uno storico del suo Ordine riconosce che su questo punto interpretò in senso restrittivo le indicazioni di Roma. Per questo incontrò ostilità e false accuse. Paolo VI sottolineò che, difendendo i fedeli dagli errori del suo tempo, mostrava grande amore e delicatezza verso le persone che erravano.
Nel 1905 gli fu diagnosticato un tumore maligno al naso. Nel dicembre di quell'anno tornò in Spagna e a Madrid subì diversi interventi chirurgici dolorosissimi; ne sopportò una parte senza anestesia e senza un lamento. Quando le cure non portarono miglioramenti, volle morire nel convento di Monteagudo, accanto all'immagine della Madonna lì venerata. Vi morì il 19 agosto 1906, con lo sguardo fisso sul crocifisso, e riposa nella chiesa del convento.
Paolo VI lo beatificò il 1º novembre 1975 e Giovanni Paolo II lo canonizzò l'11 ottobre 1992 a Santo Domingo, durante le celebrazioni del quinto centenario dell'evangelizzazione dell'America, presentandolo come modello per i pastori dell'America Latina. Egli stesso morì di cancro e i miracoli riconosciuti in entrambe le cause furono guarigioni da questa malattia. I fedeli lo invocano come patrono dei malati di cancro.