Sant'Atanasio

Vescovo · † 373

Vescovo di Alessandria e dottore della Chiesa, difensore della fede nicena

Sant'Atanasio fu nel IV secolo vescovo di Alessandria d'Egitto e strenuo difensore della verità sulla piena divinità del Figlio di Dio, affermata dal Concilio di Nicea. San Gregorio di Nazianzo lo chiamò colonna della Chiesa. La Chiesa lo venera come dottore e ne celebra la memoria il 2 maggio.

Nacque ad Alessandria da una famiglia cristiana; come anno di nascita si indica il 295 o il 300 circa. La sua infanzia coincise con la persecuzione dell'imperatore Diocleziano. Ricevette un'accurata formazione e divenne poi diacono e segretario del vescovo di Alessandria, Alessandro.

In quel tempo il presbitero alessandrino Ario insegnava che il Verbo, il Figlio di Dio, non è vero Dio, ma un Dio creato. Nel maggio del 325 l'imperatore Costantino convocò a Nicea il primo concilio ecumenico, e il giovane diacono Atanasio vi accompagnò il suo vescovo. Il Concilio respinse la dottrina di Ario e professò che il Figlio è consustanziale al Padre, cioè della stessa sostanza del Padre, Dio da Dio. Quando nel 328 Alessandro morì, Atanasio gli succedette sulla cattedra episcopale di Alessandria.

La difesa della fede nicena riempì tutto il suo episcopato. I seguaci di Ario godevano dell'appoggio della corte: per ragioni politiche li favorirono lo stesso imperatore Costantino e poi suo figlio Costanzo II. Atanasio fu accusato e deposto; il Martirologio Romano ricorda che difese la vera fede dal tempo di Costantino fino all'imperatore Valente e soffrì molto per le insidie degli ariani. Tra il 336 e il 366 dovette lasciare la sua città cinque volte e trascorse in esilio diciassette anni in tutto. Il primo esilio lo portò a Treviri; più tardi soggiornò a Roma, dove papa Giulio I lo dichiarò innocente.

Nonostante queste lotte scrisse molto. Nella sua opera dottrinale più nota, il trattato L'incarnazione del Verbo, spiegò che il Verbo di Dio si è fatto uomo perché l'uomo potesse essere divinizzato. Scrisse anche quattro lettere all'amico Serapione, vescovo di Thmuis, sulla divinità dello Spirito Santo, e una trentina di lettere festali con cui all'inizio dell'anno annunciava ai fedeli la data della Pasqua.

Atanasio fu vicino all'eremita sant'Antonio, che gli lasciò in eredità una delle sue due pelli di pecora. Poco dopo la morte di Antonio, mentre da esule si trovava tra i monaci del deserto egiziano, ne scrisse la Vita. Questo libro contribuì molto alla diffusione della vita monastica in Oriente e in Occidente.

Alla fine tornò definitivamente nella sua sede e si dedicò a riportare la pace nella Chiesa. Morì ad Alessandria il 2 maggio 373, nel quarantaseiesimo anno del suo ministero episcopale. È venerato come santo fin dall'antichità e in Oriente come in Occidente è considerato un modello di fede ortodossa. Nella Basilica di San Pietro la sua statua, opera di Gian Lorenzo Bernini, si trova tra quelle dei quattro dottori della Chiesa che circondano la Cattedra di San Pietro.