
Sant'Anna Schäffer
Laico · 1882-1925
Vergine, domestica bavarese, terziaria francescana laica
Sant'Anna Schäffer fu una semplice ragazza bavarese che, dopo un grave incidente sul lavoro, rimase costretta a letto per più di vent'anni. Accettò la sua sofferenza come una vocazione, e la sua stanza di malata divenne un luogo di preghiera e di consolazione per gli altri. La Chiesa la ricorda il 5 ottobre.
Nacque il 18 febbraio 1882 a Mindelstetten, nella diocesi di Ratisbona, nella povera famiglia di un falegname. Ricevette la Prima Comunione il 12 aprile 1893 e in quel giorno promise a Dio di essere vittima di espiazione. Sognava di entrare in una congregazione missionaria. Quando nel 1896 morì suo padre, la famiglia cadde in miseria e Anna, a tredici anni, andò a servizio. Lavorò a Ratisbona, a Landshut e in altri luoghi per aiutare i suoi e guadagnare la dote necessaria per entrare in convento.
La svolta avvenne il 4 febbraio 1901. Anna lavorava allora nella casa forestale di Stammham. Nella lavanderia salì sul bordo di una caldaia di liscivia bollente per rimettere a posto il tubo della stufa, scivolò e vi cadde dentro. Entrambe le gambe rimasero gravemente ustionate e nelle ferite subentrò la cancrena. Dopo tre mesi nell'ospedale di Kösching tornò a Mindelstetten, dove la curava la madre. Numerose operazioni e cure non portarono alcun miglioramento e dal 1902 Anna non poté più alzarsi dal letto.
La famiglia dovette vendere la casa e la bottega. Da allora Anna e la madre vissero in un'unica piccola stanza, e il parroco di Mindelstetten le aiutava a sostentarsi ed era il suo direttore spirituale. Per anni sopportò dolori, crampi e contrazioni muscolari. All'inizio si ribellò al suo destino. Col tempo, come disse Benedetto XVI, comprese la sua situazione come una chiamata piena d'amore del Crocifisso a seguirlo: il letto divenne la sua cella conventuale e la sofferenza il suo servizio missionario.
Anna parlava di tre chiavi del cielo che Dio le aveva dato. La più grande, di ferro grezzo e pesante, era la sua sofferenza; la seconda era l'ago e la terza la penna. Scriveva lettere a molte persone e, finché le forze glielo permisero, cuciva e ricamava per dare gioia agli altri. Il suo motivo preferito era il Cuore di Gesù, le cui fiamme raffigurava come spighe di grano, segno dell'Eucaristia. Il parroco le portava ogni giorno la santa Comunione. Molte persone venivano da lei in cerca di consiglio, di conforto e di preghiera. Nel 1910 fu accolta nel Terz'Ordine di San Francesco.
Nel 1925 cadde dal letto e subì una ferita alla testa che le indebolì la vista e la parola. Morì a Mindelstetten il 5 ottobre 1925. Ai suoi funerali accorsero folle di persone. La sua tomba si trova oggi nella chiesa parrocchiale di Mindelstetten ed è meta di pellegrinaggi.
Giovanni Paolo II la beatificò il 7 marzo 1999 nella Basilica di San Pietro e Benedetto XVI la canonizzò il 21 ottobre 2012 in Piazza San Pietro. Nell'omelia il papa chiese che la sua intercessione rafforzasse il movimento cristiano degli hospice.