Sant'Ambrogio

Vescovo · † 397

Vescovo di Milano e dottore della Chiesa, difensore della fede nicena, autore di inni

Sant'Ambrogio fu vescovo di Milano ed è uno dei quattro grandi dottori della Chiesa latina. Prima di ricevere il battesimo era un alto funzionario imperiale. Da pastore difese la fede nicena contro l'arianesimo e la libertà della Chiesa di fronte agli imperatori. La Chiesa lo ricorda il 7 dicembre, anniversario della sua ordinazione episcopale.

Nacque a Treviri, dove suo padre era prefetto delle Gallie. L'anno della nascita non è noto con esattezza; di solito lo si colloca intorno al 340. La famiglia era cristiana, ma Ambrogio, come allora accadeva spesso, rimase a lungo catecumeno. Dopo la morte del padre la madre lo portò a Roma, dove si formò nella retorica e nel diritto.

Intorno al 370 divenne governatore imperiale dell'Emilia e della Liguria, con sede a Milano. La Chiesa del luogo, guidata per quasi vent'anni dal vescovo ariano Aussenzio, era profondamente divisa. Quando, dopo la morte di lui, si discuteva sul successore, Ambrogio intervenne per calmare l'assemblea, e il popolo acclamò vescovo proprio lui. Cercò di sottrarsi all'elezione, perché si sentiva impreparato, ma alla fine cedette. Ricevette il battesimo il 30 novembre 374 e il 7 dicembre fu ordinato vescovo.

Il nuovo vescovo cominciò dallo studio. Con l'aiuto del presbitero Simpliciano, poi suo successore, studiò la Sacra Scrittura e gli antichi scrittori ecclesiastici, soprattutto Origene. Da queste letture nacquero le sue omelie e i suoi scritti: commenti ai libri biblici, trattati sulla fede, sullo Spirito Santo e sulla verginità. Prese le difese dei poveri e condannò l'usura. Compose anche inni che i fedeli cantavano in chiesa, e la liturgia della Chiesa di Milano si chiama ancora oggi ambrosiana.

Verso l'autorità imperiale fu leale, ma fermo. Nel 384 si oppose al ripristino in Senato dell'altare della dea Vittoria. Quando, nel 385 e nel 386, la corte pretese la cessione di una basilica agli ariani, rifiutò, e i fedeli vegliarono con lui nelle chiese accerchiate, finché l'autorità cedette. Dopo la strage degli abitanti di Tessalonica, compiuta nel 390 per ordine dell'imperatore Teodosio, richiamò il sovrano alla penitenza, e questi la compì pubblicamente.

A Milano ascoltava le sue omelie un giovane retore, Agostino. Più dell'eloquenza del vescovo lo colpì la testimonianza di una Chiesa che pregava e cantava insieme al suo pastore. Ricordò anche che Ambrogio leggeva la Sacra Scrittura in silenzio, con i soli occhi. Nella Veglia pasquale del 387 Ambrogio lo battezzò.

Morì a Milano all'alba del Sabato Santo, il 4 aprile 397. Il suo biografo Paolino annotò che dal pomeriggio del giorno precedente pregava con le braccia aperte in forma di croce e che poco prima di morire ricevette il Corpo del Signore. Riposa nella basilica milanese che porta il suo nome. Ambrogio è venerato come santo fin dall'antichità, senza una canonizzazione formale, ed è patrono di Milano. Nel 1996, alla vigilia del sedicesimo centenario della sua morte, Giovanni Paolo II gli dedicò la lettera apostolica Operosam diem.