Sant'Alberto Magno

Vescovo · † 1280

Vescovo e dottore della Chiesa, domenicano, patrono dei cultori delle scienze naturali

Sant'Alberto Magno fu domenicano, vescovo di Ratisbona e dottore della Chiesa, uno dei grandi maestri della teologia medievale. Fu maestro di san Tommaso d'Aquino, e nei suoi scritti unì la teologia e la filosofia allo studio della natura. La Chiesa lo ricorda il 15 novembre.

Nacque a Lauingen, in Svevia, in una famiglia di cavalieri. L'anno della sua nascita non è noto: i documenti della Santa Sede parlano della fine del XII o dell'inizio del XIII secolo. Da giovane andò a studiare a Padova, dove apprese le arti liberali e le scienze naturali. Lì conobbe i domenicani e ascoltò le prediche del beato Giordano di Sassonia, successore di san Domenico. Nonostante l'opposizione della famiglia entrò nell'Ordine dei Predicatori e ricevette l'abito dalle mani di Giordano.

Dopo l'ordinazione sacerdotale insegnò teologia in diversi conventi domenicani. Poi insegnò all'Università di Parigi, dove divenne maestro in teologia. Nel 1248 gli fu affidata l'apertura dello studio generale dell'Ordine a Colonia. Portò con sé da Parigi il suo allievo Tommaso d'Aquino, di cui per primo aveva riconosciuto le doti. Dopo la morte di Tommaso ne difese la dottrina dalle obiezioni.

Alberto lasciò moltissimi scritti. Commentò la Sacra Scrittura e le opere di Aristotele, che l'Europa latina stava conoscendo proprio allora, convinto che ciò che è veramente razionale concorda con la fede. Descrisse anche piante, animali, minerali e fenomeni del cielo, basandosi sull'osservazione. Fu chiamato stupore e miracolo della sua epoca e dottore universale.

Nel 1254 divenne provinciale dei domenicani della provincia tedesca, che si estendeva dalle Fiandre fino alla Polonia e all'Ungheria. Davanti a papa Alessandro IV, ad Anagni, difese gli ordini mendicanti. Lo stesso papa lo nominò vescovo di Ratisbona, diocesi indebitata e caduta nel disordine. Alberto accettò l'incarico a malincuore. Dal 1260 al 1262 riportò la pace nella diocesi, poi ottenne da Urbano IV il permesso di rinunciare e tornò alla povertà dell'Ordine. In seguito, per incarico di quel papa, predicò in Germania e in Boemia.

Trascorse il resto della vita soprattutto a Colonia. Insegnava, scriveva e riconciliava chi era in lite, tra gli altri l'arcivescovo di Colonia e i cittadini. Nel 1274, nonostante l'età avanzata, partecipò al secondo Concilio di Lione, nel quale si cercava l'unità con la Chiesa greca. Morì il 15 novembre 1280 nella sua cella del convento della Santa Croce a Colonia. Le sue reliquie riposano nella cripta della chiesa di Sant'Andrea a Colonia.

I domenicani lo venerarono poco dopo la morte. Nel 1484 Innocenzo VIII permise ai frati di Colonia e di Ratisbona di celebrare la sua festa, e nel 1622 Gregorio XV estese questo permesso alla cattedrale di Ratisbona; questa data è indicata come l'anno della beatificazione. Il 16 dicembre 1931 Pio XI estese il suo culto a tutta la Chiesa e gli conferì il titolo di dottore della Chiesa, il che equivaleva alla canonizzazione. Dieci anni dopo Pio XII lo proclamò patrono dei cultori delle scienze naturali.