Sant'Agnese da Montepulciano

Suora · † 1317

Vergine, monaca domenicana, fondatrice del monastero di Montepulciano

Sant'Agnese da Montepulciano fu una monaca toscana. A quindici anni divenne superiora della comunità di Proceno e, anni dopo, fondò nella sua città natale un monastero che legò all'Ordine di san Domenico. La Chiesa la ricorda il 20 aprile.

Nacque a Gracciano, presso Montepulciano, da una famiglia nobile. La bolla di canonizzazione indica l'anno 1268, ma la data esatta non è certa e viene talvolta spostata fino al 1274. A nove anni vestì l'abito in una comunità di vergini che a Montepulciano erano chiamate monache del Sacco. Alcuni anni dopo partì con la sua maestra delle novizie, suor Margherita, per Proceno, nell'odierna provincia di Viterbo, per fondarvi un nuovo monastero. Benché avesse soltanto quindici anni, ne divenne superiora contro la sua volontà.

A Proceno trascorse circa vent'anni. Secondo la bolla, per quindici anni digiunò a pane e acqua e dormì sulla nuda terra, e mitigò queste penitenze soltanto per ordine dei superiori. La bolla racconta anche le grazie che accompagnavano la sua preghiera: la manna che come neve ricopriva il suo abito, la visione di Gesù Bambino tra le braccia della Madre nella notte dell'Assunzione e la Comunione portata da un angelo. Il Martirologio Romano ricorda soprattutto la sua vera umiltà.

Gli abitanti di Montepulciano la pregarono a lungo di tornare tra loro. Agnese decise di costruirvi un monastero con una chiesa in onore della Beata Vergine Maria, nel luogo dove prima sorgeva una casa di malaffare. Il vescovo approvò la fondazione il 3 luglio 1306, in agosto le prime sorelle emisero i voti e il 23 settembre elessero Agnese superiora. La comunità adottò la regola di sant'Agostino e in seguito fu affidata ai domenicani.

Guidò il monastero fino alla fine della vita ed esortava gli abitanti della città alla pace e alla concordia. Sopportò con pazienza gravi malattie. Morì il 20 aprile 1317 tra le sorelle, che lei stessa consolava. Secondo la tradizione, prima di morire disse: «Il mio amato mi appartiene, io non lo abbandonerò più».

Al suo corpo, che secondo la bolla non conobbe la corruzione, accorrevano numerosi i fedeli. Circa cinquant'anni dopo la morte di Agnese fu confessore nel suo monastero il beato Raimondo da Capua, poi maestro generale dei domenicani, e fu lui a scriverne la vita. La venerava santa Caterina da Siena, della quale Raimondo scrisse pure la vita; chiamava Agnese madre gloriosa. La tradizione narra che, quando Caterina si chinò per baciare il piede della defunta, questo si sollevò da solo verso le sue labbra.

Papa Clemente VII permise di celebrare la festa di Agnese a Montepulciano e nell'Ordine domenicano, e Gregorio XIII ordinò di iscriverla nel Martirologio Romano. La canonizzò il 10 dicembre 1726 nella Basilica di San Pietro papa Benedetto XIII, egli stesso domenicano, insieme a san Turibio di Mogrovejo e a san Giacomo della Marca.