Santa Fabiola
Laico
Vedova, penitente, fondatrice del primo ospedale di Roma
Santa Fabiola fu una patrizia romana del IV secolo, vedova e penitente, che impiegò il suo patrimonio per soccorrere i poveri e i malati. Quasi tutto ciò che sappiamo di lei proviene da una lettera che san Girolamo scrisse dopo la sua morte. La Chiesa la ricorda il 27 dicembre.
Apparteneva all'antica famiglia dei Fabi. Non conosciamo l'anno della sua nascita. Il suo primo marito conduceva una vita così dissoluta che, come scrive Girolamo, ne parlava tutto il vicinato. Fabiola divorziò da lui secondo il diritto romano e, ancora molto giovane, contrasse una seconda unione mentre egli era in vita. Girolamo riconosce che questa fu una colpa contro l'insegnamento del Vangelo e aggiunge che Fabiola allora non se ne rendeva conto.
Dopo la morte del secondo marito compì un gesto che commosse tutta Roma. Indossò il sacco della penitenza e, nella basilica del Laterano, si pose nella fila dei penitenti, con i capelli sciolti, davanti al vescovo, ai presbiteri e al popolo, che piangeva con lei. Non entrò in chiesa finché non fu richiamata, e poi, sotto gli occhi di tutta la comunità, fu riammessa alla comunione.
Non tornò più alla vita di prima. Vendette i suoi beni e destinò il ricavato ai poveri. Secondo Girolamo fu la prima a fondare un ospedale, nel quale raccoglieva i malati presi dalle strade. Papa Pio XII ricordò nel 1952 che quello fu il primo ospedale di Roma. Fabiola portava lei stessa i malati sulle spalle, lavava piaghe che altri non avevano il coraggio di guardare, li nutriva con le proprie mani e dava da bere ai moribondi. Sosteneva con generosità anche il clero e le comunità di monaci in Italia.
Intorno al 395, contro il parere degli amici, salpò per la Terra Santa e fu ospite di san Girolamo a Betlemme. Leggeva con ardore la Sacra Scrittura e poneva domande alle quali, come egli stesso ammise, non sempre sapeva rispondere. Per lei scrisse una spiegazione delle vesti sacerdotali di Aronne. Il trattato che le aveva promesso sulle tappe di Israele nel deserto lo terminò soltanto dopo la sua morte e lo dedicò alla sua memoria. Quando l'invasione degli Unni minacciò l'Oriente, Fabiola tornò a Roma.
Nella sua città natale visse da allora poveramente, in casa d'altri, e distribuiva lei stessa le elemosine. Insieme a san Pammachio, senatore e amico di Girolamo, fondò a Porto, lo scalo alla foce del Tevere, una casa per i forestieri e i viandanti poveri. Girolamo scrisse che la notizia di questo ospizio fece presto il giro del mondo, dalla Britannia all'Egitto e alla Partia.
Morì a Roma. Le fonti indicano l'anno 399 oppure il 400. Al suo funerale accorse tutta la città, si cantarono salmi e le chiese risuonarono del grido dell'Alleluia. Girolamo la onorò con una lettera di elogio indirizzata a Oceano e la concluse con le parole del Vangelo secondo cui colui al quale più è perdonato ama di più. Fabiola non fu mai canonizzata formalmente, perché visse molto prima che esistessero i processi di canonizzazione. La Chiesa la venera come santa, e il Martirologio Romano dice di lei che volse la sua penitenza a beneficio dei poveri.