
San Severino del Norico
Monaco · † 482
Monaco, apostolo del Norico, fondatore di monasteri, difensore della popolazione
San Severino del Norico fu un monaco che nel V secolo, mentre il dominio romano sul Danubio si sgretolava sotto la pressione dei popoli germanici, divenne protettore e difensore degli abitanti della provincia del Norico, nelle terre delle odierne Austria e Baviera. La tradizione lo chiama apostolo del Norico. La Chiesa lo ricorda l'8 gennaio.
Quasi tutto ciò che si sa di lui proviene dalla Vita scritta nel 511 dal suo discepolo Eugippio. L'anno e il luogo di nascita di Severino sono ignoti. Egli stesso non voleva parlarne: a un sacerdote che glielo chiedeva rispose che chi desidera la patria celeste non ha bisogno di raccontare quella terrena. Eugippio annotò soltanto che il suo modo di parlare rivelava un uomo del tutto latino e che in precedenza aveva cercato una vita più perfetta in un deserto d'Oriente.
Giunse sul Danubio dopo la morte di Attila, re degli Unni, cioè dopo il 453. Si fermò dapprima ad Asturis e a Comagenis, poi a Favianis, identificata con l'odierna Mautern in Austria, dove fondò un monastero. Viveva con austerità: digiunava molto e, secondo la Vita, camminava scalzo anche in pieno inverno. Desiderava la solitudine e la preghiera, ma lasciava continuamente la cella per stare con la gente tormentata dalle incursioni e dalla fame.
Organizzò i soccorsi per tutta la provincia. Esortava gli abitanti a dare la decima parte dei raccolti per il sostentamento dei poveri, faceva arrivare viveri e vestiti, riscattava i prigionieri. Invitava alla penitenza, alla preghiera e all'elemosina. Fondò piccole comunità di monaci anche a Batavis e a Boiotro, cioè nell'odierna Passavia. I sovrani germanici lo tenevano in considerazione: indusse il re degli Alamanni a risparmiare il territorio romano e a liberare i prigionieri, e davanti al re dei Rugi si presentò, come disse egli stesso, quale ambasciatore di Cristo, per implorare misericordia per i sudditi. Secondo la Vita lo visitò anche il giovane Odoacre, al quale Severino predisse la futura grandezza.
Il Martirologio Romano chiama Severino sacerdote e monaco. La Vita, tuttavia, non dice nulla della sua ordinazione, ma soltanto che rifiutò di diventare vescovo. Giovanni Paolo II, in una lettera per il millecinquecentesimo anniversario della sua morte, scrisse che fu monaco e, a quanto pare, non sacerdote.
Morì a Favianis l'8 gennaio 482, tra i suoi discepoli, ripetendo il versetto del salmo: «Ogni vivente dia lode al Signore». In precedenza aveva predetto che la popolazione romana avrebbe lasciato quelle terre e aveva ordinato che allora si portasse via il suo corpo. Così avvenne nel 488. I monaci lo trasportarono in Italia e lo deposero nel Castellum Lucullanum presso Napoli, dove sorse un monastero di cui più tardi fu abate Eugippio. Oggi le reliquie del santo riposano a Frattamaggiore, vicino a Napoli.
Severino è venerato come santo fin dall'antichità, molto prima che esistessero i processi di canonizzazione. Giovanni Paolo II lo ha presentato come un uomo che univa la preghiera continua all'aiuto operoso ai bisognosi, e come difensore dei diritti dell'uomo.