
San Rafael Arnáiz Barón
Monaco · 1911-1938
Religioso, oblato dell'abbazia trappista di Dueñas, autore di scritti spirituali
San Rafael Arnáiz Barón fu uno studente di architettura spagnolo che abbandonò gli studi per entrare nel monastero trappista di San Isidro de Dueñas. Una grave forma di diabete lo costrinse più volte a tornare a casa, e ogni volta egli fece ritorno al monastero. Morì a 27 anni come oblato. La sua memoria ricorre il 26 aprile.
Nacque il 9 aprile 1911 a Burgos, in una famiglia agiata e profondamente credente, primo di quattro figli. Studiò nei collegi dei gesuiti, prima a Burgos e poi, dopo il trasferimento della famiglia, a Oviedo. Da bambino dovette interrompere gli studi a causa di febbri persistenti; quando guarì, il padre, in ringraziamento alla Vergine, lo condusse a Saragozza e lo consacrò alla Madonna del Pilar. Rafael era allegro e socievole, praticava sport, disegnava e dipingeva, amava la musica e il teatro.
Durante gli studi di architettura a Madrid pregava ogni giorno a lungo davanti al Santissimo Sacramento e partecipava all'Adorazione Notturna. Gli zii, i duchi di Maqueda, gli fecero conoscere il monastero trappista di San Isidro de Dueñas, il cui clima di preghiera lo conquistò. Nel dicembre 1933 interruppe gli studi e il 16 gennaio 1934 entrò in quel monastero come fra María Rafael.
Dopo i primi mesi di noviziato e un'austera Quaresima, si ammalò improvvisamente di una grave forma di diabete e dovette tornare dai genitori per curarsi. Tre volte la malattia lo costrinse a lasciare il monastero e tre volte vi fece ritorno; gli ultimi di questi ritorni caddero durante la guerra civile spagnola. Il diritto canonico di allora non permetteva a un malato così grave di emettere i voti religiosi, perciò visse nel monastero come oblato, all'ultimo posto nella comunità. Scriveva di sé di non essere né religioso né laico, ma soltanto un'anima innamorata di Cristo.
La sua spiritualità è racchiusa nel grido che ripeteva spesso nei suoi scritti: «¡Sólo Dios!» («Solo Dio!»). Visse in intima amicizia con Gesù nell'Eucaristia e con Maria, che chiamava semplicemente «la Signora». Scrisse molte lettere alla madre, che dopo la sua morte le raccolse in un libro. Benedetto XVI ricordò una delle sue ultime preghiere: «Tómame a mí y date Tú al mundo» («Prendi me e donati Tu al mondo»).
Morì all'alba del 26 aprile 1938 nell'infermeria del monastero, dopo un ultimo attacco della malattia. Fu sepolto nel cimitero del monastero e in seguito i suoi resti furono traslati nella chiesa abbaziale. La fama della sua santità si diffuse presto oltre le mura del monastero e la sua tomba divenne meta di pellegrinaggi.
Il 19 agosto 1989, durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Santiago de Compostela, Giovanni Paolo II lo indicò ai giovani come modello e il 27 settembre 1992 a Roma lo proclamò beato. Benedetto XVI lo canonizzò l'11 ottobre 2009, offrendolo a tutti i fedeli, e soprattutto ai giovani, come amico, esempio e intercessore. Fu uno dei patroni della Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid del 2011.