San Nunzio Sulprizio

Laico · 1817-1836

Laico, garzone di fabbro abruzzese, modello dei giovani lavoratori

San Nunzio Sulprizio fu un giovane laico abruzzese, un orfano che lo zio costrinse a duri lavori nella sua bottega di fabbro. Sopportò con pazienza e serenità una dolorosa malattia alla gamba, confortando gli altri malati. Morì all'età di diciannove anni. Il Martirologio Romano lo ricorda il 5 maggio, giorno della sua morte.

Nacque il 13 aprile 1817 a Pescosansonesco, un villaggio di montagna in Abruzzo, nella povera famiglia di un calzolaio. Fu battezzato il giorno stesso della nascita e, per devozione all'Annunciazione, ricevette il nome di Nunzio. Perse presto il padre e nel 1823 la madre. Si prese cura di lui la nonna, che gli insegnò a pregare e ad amare l'Eucaristia, ma anche lei morì nel 1826.

Il ragazzo di nove anni fu allora preso in casa dallo zio, il fabbro Domenico Luciani. Questi non gli permise di andare a scuola, lo impiegò nell'officina nei lavori più pesanti, lo picchiava e gli lesinava il cibo. Nunzio trasportava pesanti carichi di ferro per i sentieri di montagna, anche d'inverno. Sul piede sinistro gli si aprì una piaga purulenta e la malattia cominciò a intaccargli l'osso. La sera lavava la piaga in un torrente e pregava la Vergine. Non si lamentava, ripeteva soltanto: «Madonna mia, aiutami».

Nel 1831 trascorse un mese all'ospedale dell'Aquila, da cui fu dimesso come inguaribile. Uno zio paterno, militare a Napoli, parlò di lui al suo comandante, il colonnello Felice Wochinger. Il colonnello prese il ragazzo sotto la sua protezione e lo fece ricoverare a Napoli nell'ospedale degli Incurabili. Lì Nunzio ricevette la prima Comunione. Benché gravemente malato, confortava gli altri, insegnava ai bambini malati le verità della fede e dava il cibo che il colonnello gli mandava a chi era più povero di lui.

Nel 1834 il colonnello lo accolse presso di sé, nel Castel Nuovo, dove si trovava una guarnigione. Quando le sue condizioni per un certo tempo migliorarono, Nunzio desiderò diventare sacerdote e cominciò a studiare il latino. Don Gaetano Errico, poi proclamato santo, gli promise di accoglierlo nella congregazione che intendeva fondare. Ma la malattia tornò, vi si aggiunse l'idropisia, e Nunzio era ormai troppo debole per sopportare l'amputazione della gamba.

Morì a Napoli il 5 maggio 1836. Secondo le testimonianze, prima di morire chiese il crocifisso e ricevette i sacramenti, e due ore dopo esclamò: «La Madonna! Vedete come è bella!». I suoi resti riposano nella chiesa di San Domenico Soriano a Napoli.

Nel 1891 Leone XIII ne riconobbe le virtù eroiche e lo additò ai giovani come modello, accostandolo a san Luigi Gonzaga. Paolo VI lo beatificò il 1º dicembre 1963 e lo presentò come esempio per i giovani e per i lavoratori. Papa Francesco lo canonizzò il 14 ottobre 2018, insieme a Paolo VI e all'arcivescovo Óscar Romero, durante il Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani.