San Marone
Eremita
Eremita, maestro di monaci in Siria, patrono della Chiesa maronita
San Marone fu un eremita che, tra il IV e il V secolo, visse all'aperto su un'altura della Siria settentrionale. Dal monastero che portava il suo nome trae origine la Chiesa maronita. Il Martirologio Romano lo ricorda il 9 febbraio e nello stesso giorno i maroniti celebrano la sua festa.
Quasi tutto ciò che sappiamo di lui fu messo per iscritto da Teodoreto, vescovo di Cirro, nella sua storia dei monaci della Siria. Teodoreto, a quanto pare, non lo conobbe di persona, ma conobbe i suoi discepoli. Gli dedicò un breve capitolo, nel quale non indica né la sua origine, né l'anno di nascita, né il nome del luogo in cui viveva. Sappiamo soltanto che era nella regione di Cirro.
Marone scelse la vita all'aperto. Si stabilì sulla cima di un'altura dove un tempo i pagani avevano venerato le loro divinità e consacrò quel luogo a Dio. Vi piantò una piccola tenda di pelli, che lo riparava dalla pioggia e dalla neve, ma se ne serviva di rado.
Teodoreto scrive che Dio gli concesse il dono delle guarigioni e che la sua fama attirava gente da ogni parte. Con la preghiera guariva la febbre e altre malattie, ma si prendeva cura anche delle anime: liberava l'uno dall'avidità, l'altro dall'ira, insegnava il dominio di sé e la giustizia. Secondo Teodoreto fu lui a piantare per Dio il giardino che fiorì nella regione di Cirro. Il suo modo di vivere fu ripreso dai discepoli, tra i quali Giacomo, divenuto poi un eremita famoso, e lo imitò anche l'asceta Domnina.
Si è conservata una lettera di san Giovanni Crisostomo, scritta dall'esilio intorno al 405 a «Marone, presbitero e monaco». Il vescovo vi assicura il suo ricordo, chiede notizie sulla salute del destinatario e soprattutto la sua preghiera. La tradizione vede in questo Marone il nostro eremita, anche se non vi è certezza.
Marone morì dopo una breve malattia. Non conosciamo l'anno della sua morte; la Chiesa maronita lo fissa al 410. L'eremita stesso desiderava riposare nella tomba dell'anziano Zebinas, che chiamava padre e maestro. Andò diversamente: per il suo corpo scoppiò una contesa tra i villaggi vicini, e gli abitanti di uno di essi lo portarono via, vi costruirono sopra un grande santuario e lo onorarono con una festa pubblica.
Il Martirologio Romano ricorda Marone su un monte presso Apamea in Siria e riferisce che accanto alla sua tomba sorse un celebre monastero, dal quale ebbe origine il popolo che in seguito prese il suo nome. Il monastero di San Marone nella regione di Apamea compare nelle fonti nel 517, in una lettera dei monaci fedeli al concilio di Calcedonia a papa Ormisda. Gli storici non sono concordi su come questo monastero sia legato all'eremita della regione di Cirro. Dalla comunità raccolta intorno ad esso è cresciuta la Chiesa maronita, che ha un proprio patriarca, vive in piena comunione con Roma e ha il suo centro in Libano. Essa ha dato alla Chiesa, tra gli altri, san Charbel Makhlouf. Marone è venerato come santo fin dall'antichità. Nel febbraio 2011 papa Benedetto XVI ha benedetto la sua statua, collocata in una nicchia della basilica di San Pietro.