San Marcellino di Cartagine

Martire · † 413

Martire, funzionario imperiale laico, amico di sant'Agostino

San Marcellino di Cartagine fu un alto funzionario imperiale, un laico sposato, amico dei santi Agostino e Girolamo. Nel 411 presiedette a Cartagine la conferenza tra i vescovi cattolici e donatisti, e due anni dopo fu giustiziato innocente in base a una falsa accusa. La Chiesa lo ricorda come martire il 13 settembre.

Non si sa quando né dove sia nato. Prestava servizio alla corte dell'imperatore Onorio con il grado di tribuno e notaio. Aveva una moglie, Anapsichia, e un fratello maggiore, Apringio, che nel 411 era proconsole d'Africa. Agostino scrisse di lui che avrebbe abbandonato gli affari del mondo per dedicarsi interamente al servizio di Dio, se non fosse stato già legato dal matrimonio.

Nel 411 l'imperatore inviò Marcellino a Cartagine perché risolvesse la controversia tra i cattolici e i donatisti, che da quasi cento anni dividevano la Chiesa d'Africa. In giugno, dopo aver ascoltato le due parti, si pronunciò a favore dei cattolici. L'imperatore emanò poi nuove disposizioni contro i donatisti, e Marcellino, come suo rappresentante, le mise in atto. Quando interrogò alcuni donatisti accusati di aver ucciso un sacerdote cattolico, non ricorse agli strumenti di tortura, ma li fece battere con le verghe. Agostino gli chiese allora per lettera di non condannarli a morte.

Marcellino si rivolgeva spesso ad Agostino con domande sulla fede. Su sua richiesta il vescovo di Ippona scrisse opere contro la dottrina di Pelagio, sul peccato e il battesimo dei bambini e sulla grazia. Per suo impulso nacque anche «La città di Dio»; Agostino gli dedicò quest'opera e nelle sue prime parole lo chiamò suo figlio carissimo. Anche san Girolamo scrisse da Betlemme a Marcellino e a sua moglie.

Nel 413 Eracliano, comandante delle truppe in Africa, si ribellò all'imperatore. Marino, che domò la rivolta, diede poi la caccia ai suoi sostenitori in Africa. I donatisti accusarono allora falsamente Marcellino e Apringio di aver appoggiato il ribelle, e Marino li fece imprigionare. Agostino visitò Marcellino in carcere e ricordò che sopportava la prigionia con gioia, accettando la sofferenza come una pena per i peccati scontata già in questa vita. I vescovi intercedettero per i due fratelli e uno di loro fu inviato con una supplica alla corte imperiale; fu loro assicurato che fino ad allora la causa non sarebbe stata esaminata.

Ciononostante Marino fece improvvisamente condurre fuori dal carcere i due fratelli e li fece decapitare a Cartagine alla vigilia della festa di san Cipriano, il 13 settembre 413. Agostino, sconvolto, lasciò subito la città. In una delle sue lettere descrisse Marcellino come un uomo innocente, costante nell'amicizia, puro nella vita familiare e integro nel suo ufficio. Un anno dopo la corte imperiale riconobbe falsa l'accusa, e un editto del 414 menzionò Marcellino con rispetto.

La Chiesa venera Marcellino come martire. Il Martirologio Romano lo chiama intimo amico dei santi Agostino e Girolamo, ucciso benché innocente per aver difeso la fede cattolica.