San Giovanni Gabriele Perboyre
Sacerdote · 1802-1840
Presbitero e martire, lazzarista, missionario in Cina
San Giovanni Gabriele Perboyre fu un sacerdote francese della Congregazione della Missione, fondata da san Vincenzo de' Paoli, missionario in Cina e martire. Dopo quasi un anno di prigionia e di torture fu ucciso a Wuchang, strangolato su una croce. La sua memoria ricorre l'11 settembre, anniversario della sua morte.
Nacque il 6 gennaio 1802 a Puech, nella parrocchia di Montgesty, presso Cahors, nella Francia meridionale, uno di otto figli. La sua famiglia donò alla Chiesa tre missionari di san Vincenzo e due Figlie della Carità. Entrò nel seminario minore di Montauban quasi per caso: doveva soltanto accompagnare per qualche tempo il fratello minore Luigi. Lì però scoprì la propria vocazione. Nel dicembre 1818 entrò nel noviziato della Congregazione della Missione.
Per quasi dieci anni fu educatore. Insegnò ai giovani nella diocesi di Amiens e, dopo l'ordinazione sacerdotale ricevuta a Parigi nel 1826, formò i futuri sacerdoti diocesani nel seminario di Saint-Flour. Dal 1832 si dedicò a Parigi alla formazione dei novizi della sua congregazione. Quando suo fratello Luigi, anch'egli membro della congregazione, morì durante il viaggio verso la Cina a soli 24 anni, Giovanni Gabriele chiese il permesso di prendere il suo posto. Chiedeva anche di pregare perché potesse andare in Cina, predicarvi Gesù Cristo e morire per lui.
Nel marzo 1835 partì dalla Francia e il 29 agosto giunse a Macao. Dopo otto mesi di viaggio arrivò nella provincia dell'Henan, dove imparò il cinese e visitò le piccole comunità cristiane. In seguito fu trasferito nella provincia dell'Hubei. Come ricorda il Martirologio Romano, per annunciare il Vangelo assunse un aspetto conforme alle consuetudini del luogo.
Nel 1839 nell'Hubei scoppiò la persecuzione contro i cristiani. Il 16 settembre i soldati si avvicinarono al luogo in cui si trovava. Si nascose nei dintorni, ma un catecumeno, intimidito da loro, rivelò il suo nascondiglio. Arrestato, fu condotto davanti a un tribunale dopo l'altro. Fu percosso con canne di bambù, costretto a stare in ginocchio per ore su catene di ferro e appeso per i pollici e i capelli. Per essersi rifiutato di calpestare il crocifisso ricevette centodieci colpi. Non tradì gli altri cristiani e non rinnegò la fede, e per questo il viceré lo condannò a morte per strangolamento.
La sentenza doveva essere confermata dall'imperatore. La conferma giunse l'11 settembre 1840 e lo stesso giorno Giovanni Gabriele fu condotto con sette malfattori su un'altura chiamata la Montagna Rossa. Fu legato a un palo a forma di croce e strangolato con una corda. Il tradimento, l'arresto, il processo e la morte in croce resero la sua sorte simile alla Passione di Cristo. Il suo corpo fu poi riportato in Francia.
Papa Leone XIII lo beatificò nel 1889 e Giovanni Paolo II lo canonizzò il 2 giugno 1996 in piazza San Pietro. Nell'omelia il papa ricordò che il nuovo santo amava ripetere: «Una sola cosa è necessaria: Gesù Cristo».