
San Giovanni Battista de' Rossi
Sacerdote · 1698-1764
Presbitero, canonico a Roma, confessore e protettore dei poveri
San Giovanni Battista de' Rossi fu un sacerdote romano del Settecento e canonico della chiesa di Santa Maria in Cosmedin. Nonostante l'epilessia di cui soffriva fin dalla giovinezza, dedicò tutta la sua vita sacerdotale ai poveri, ai senzatetto e ai malati, e molti romani lo cercavano per confessarsi. Il Martirologio Romano lo ricorda il 23 maggio, giorno della sua morte.
Nacque il 22 febbraio 1698 a Voltaggio, non lontano da Genova, in una famiglia modesta ma pia. Verso i tredici anni andò a vivere a Roma presso un parente, sacerdote e canonico della chiesa di Santa Maria in Cosmedin. Studiò al Collegio Romano, retto dai gesuiti, e nel 1714 decise di diventare sacerdote. In quel periodo ebbe i primi attacchi di epilessia. Studiò teologia presso i domenicani. Fu ordinato sacerdote l'8 marzo 1721 e celebrò la prima Messa presso la tomba di san Luigi Gonzaga, nella chiesa romana di Sant'Ignazio.
Già da studente aiutava i poveri. Si legò all'ospizio di Santa Galla, ricovero notturno per i bisognosi, i lavoratori dei campi e i forestieri senza un tetto, e vi introdusse momenti di preghiera e di colloquio con i malati. Nella chiesa adiacente fondò la Pia Unione dei Sacerdoti Secolari di Santa Galla, che doveva sostenere i preti nella vita spirituale. Accanto aprì un secondo ospizio, per le donne e le ragazze senza casa, e lo pose sotto la protezione di san Luigi. Visitava i malati negli ospedali di Roma e nelle piazze vicine alla sua chiesa radunava bambini e passanti per insegnare loro le verità della fede.
Alla morte del parente gli succedette come canonico di Santa Maria in Cosmedin. Dava ai poveri le rendite del canonicato e viveva in una piccola stanza sotto il tetto. A causa della malattia per lungo tempo non si sentì di confessare e ricevette questa facoltà solo nel 1738, verso i quarant'anni. Da allora il confessionale divenne il centro del suo ministero. Vi trascorreva lunghe ore ogni giorno, e i penitenti facevano la fila per lui. Fu dispensato dall'obbligo del coro con gli altri canonici per potersi dedicare più liberamente a questo lavoro.
Il lavoro sfibrante e la malattia consumarono le sue forze, e negli ultimi mesi di vita l'epilessia si aggravò. Morì a Roma il 23 maggio 1764, a 66 anni, e fu sepolto nella chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini.
Papa Pio IX, che in precedenza era stato presidente dell'unione di sacerdoti da lui fondata, lo beatificò il 13 maggio 1860. Leone XIII lo canonizzò l'8 dicembre 1881 nella Basilica Vaticana, nello stesso giorno di san Benedetto Giuseppe Labre.