San Clemente I

Papa

Papa e martire, padre apostolico, autore della Lettera ai Corinzi

San Clemente I fu vescovo di Roma alla fine del I secolo, terzo successore di san Pietro dopo Lino e Anacleto. È annoverato tra i Padri apostolici, cioè gli scrittori delle prime generazioni dopo gli Apostoli, ed è noto come autore della Lettera ai Corinzi. La Chiesa lo ricorda il 23 novembre come papa e martire.

Della sua vita si sa molto poco. Non conosciamo l'anno della sua nascita; tradizioni più tarde lo dicono romano. Sant'Ireneo, vescovo di Lione alla fine del II secolo, scrisse che Clemente aveva visto gli Apostoli, aveva conversato con loro e aveva ancora nelle orecchie la loro predicazione. Secondo Tertulliano, la Chiesa di Roma sosteneva che fosse stato ordinato dallo stesso san Pietro. Incerti sono anche gli anni del suo ministero; l'elenco dei papi della Santa Sede indica il periodo dal 92 al 99.

A Corinto era allora sorta una divisione: un gruppo di membri più giovani della comunità aveva allontanato dal ministero i suoi presbiteri. Clemente scrisse, a nome della Chiesa di Roma, una lettera in greco che esortava alla pace e alla concordia. Spiega il ritardo della risposta con le sventure che si erano abbattute sulla sua Chiesa; vi si riconosce la persecuzione dell'imperatore Domiziano, e per questo la lettera viene datata subito dopo l'anno 96. Benedetto XVI l'ha definita un primo esercizio del Primato romano dopo la morte di san Pietro.

Clemente richiama all'umiltà e all'amore fraterno e insegna che l'ordine nella Chiesa viene da Dio: il Padre ha mandato Cristo, Cristo ha mandato gli Apostoli, ed essi stabilirono i primi capi delle comunità e disposero che altri uomini provati succedessero loro nel ministero. La lettera ricorda anche il martirio di Pietro e di Paolo. La conclude una grande preghiera, che intercede anche per i governanti; è la più antica preghiera cristiana per le autorità politiche dopo il Nuovo Testamento.

Della sua morte non abbiamo notizie certe. Eusebio di Cesarea riferisce che Clemente morì nel terzo anno del regno di Traiano, dunque tra la fine del I e l'inizio del II secolo, e non parla di martirio. Il titolo di martire compare accanto al suo nome dalla fine del IV secolo. Un racconto più tardo del martirio narra che Traiano lo esiliò a Chersoneso, in Crimea, dove incontrò cristiani condannati al lavoro nelle cave, e che poi fu gettato in mare con un'ancora al collo. Per questo lo si raffigura con un'ancora.

San Girolamo scrisse alla fine del IV secolo che una chiesa costruita a Roma custodiva la memoria del suo nome; nello stesso luogo sorge oggi la basilica di San Clemente. Nel IX secolo i santi Cirillo e Metodio portarono a Roma le reliquie ritrovate in Crimea e ritenute i resti di Clemente. Papa Adriano II le accolse con venerazione e furono deposte nella basilica che porta il suo nome, dove riposa anche san Cirillo.

Clemente è venerato come santo fin dall'antichità, senza una canonizzazione formale. Il Canone Romano ricorda il suo nome tra i primi successori di san Pietro, e la data del 23 novembre è registrata già negli antichi libri liturgici dell'Occidente. In questo giorno il Martirologio Romano ricorda la deposizione del suo corpo a Roma.