San Celestino V

Papa · † 1296

Papa, eremita d'Abruzzo, fondatore dei Celestini

San Celestino V, Pietro da Morrone, fu un eremita dei monti d'Abruzzo, attorno al quale si formò una comunità di eremiti, chiamati poi Celestini. Nel 1294 fu eletto papa e dopo cinque mesi rinunciò all'ufficio per tornare alla solitudine. Il Martirologio Romano lo ricorda come san Pietro Celestino il 19 maggio.

Pietro Angelerio proveniva dal Molise, da una famiglia contadina in cui era il penultimo di dodici figli. L'anno della sua nascita non è certo: per lo più si indica il 1215, ma i vescovi dell'Abruzzo e del Molise hanno celebrato l'ottavo centenario della sua nascita nel 2010. Perse presto il padre e la madre lo avviò agli studi. Entrò tra i Benedettini e fu ordinato sacerdote a Roma, ma presto scelse la vita eremitica sul monte Morrone, vicino a Sulmona, e poi sulla Maiella.

Viveva nel digiuno, nella penitenza e nella preghiera. Attorno a lui si radunarono dei discepoli, e papa Urbano IV approvò la loro comunità come ramo della famiglia benedettina. Pietro fece erigere all'Aquila la chiesa di Santa Maria di Collemaggio. La fama della sua santità si diffuse lontano e molti venivano da lui per chiedere consiglio.

Dopo la morte di Niccolò IV nel 1292, i cardinali per oltre due anni non riuscirono a eleggere un successore. Solo il 5 luglio 1294, a Perugia, elessero l'eremita del Morrone, che aveva allora circa ottant'anni. Dopo qualche esitazione accettò e il 29 agosto 1294, giunto all'Aquila in groppa a un asino, fu incoronato a Collemaggio come Celestino V. Concesse l'indulgenza plenaria a chi, confessato e comunicato, visita quella basilica dai vespri del 28 agosto ai vespri del 29 agosto. Questa Perdonanza si celebra all'Aquila ancora oggi.

Il pontificato fu breve e difficile. Il papa si affidò alla protezione del re di Napoli Carlo II d'Angiò, trasferì la Curia a Napoli e abitò in una piccola cella in Castel Nuovo. Comprese presto di non essere libero nell'esercizio del ministero e che altri approfittavano della sua inesperienza. Emanò una costituzione secondo la quale il papa può rinunciare liberamente all'ufficio e il 13 dicembre 1294 vi rinunciò, tornando al suo saio di eremita.

Undici giorni dopo divenne papa Bonifacio VIII. Temendo che i suoi avversari potessero servirsi del predecessore, lo fece arrestare. Pietro si nascose sui monti, ma fu catturato e tenuto sotto custodia nel castello di Fumone, nel Lazio. Lì, in una cella angusta, morì in preghiera il 19 maggio 1296.

Clemente V lo canonizzò nel 1313. Le sue reliquie riposano nella basilica di Collemaggio. Nell'aprile 2009, dopo il terremoto, Benedetto XVI depose sulla sua urna il pallio ricevuto all'inizio del pontificato. Nel 2022 papa Francesco vi aprì la Porta Santa della Perdonanza e ricordò che Celestino viene erroneamente ricordato, con le parole di Dante, come l'uomo del «gran rifiuto», perché fu invece un uomo che disse «sì», non «no».