Beato Władysław Bukowiński
Sacerdote · 1904-1974
Presbitero, prigioniero dei gulag sovietici, apostolo del Kazakhstan
Il beato Władysław Bukowiński fu un sacerdote polacco, prigioniero dei campi di lavoro sovietici, che scelse di restare in Kazakhstan per servire di nascosto i cattolici del luogo. Nella lettera apostolica di beatificazione papa Francesco lo chiamò apostolo del Kazakhstan. La sua memoria ricorre il 20 giugno.
Nacque il 22 dicembre 1904 a Berdyczów, oggi in Ucraina, in una famiglia cattolica polacca di origini nobili. Studiò giurisprudenza e scienze politiche all'Università Jagellonica e nel 1926 entrò nel seminario di Cracovia. Nel 1931 fu ordinato sacerdote dall'arcivescovo Adam Stefan Sapieha. Insegnò religione nel ginnasio di Rabka e fu viceparroco a Sucha.
Nell'agosto 1936 si trasferì a Łuck, in Volinia, terra d'origine della sua famiglia. Durante l'occupazione sovietica il vescovo di Łuck lo nominò parroco della cattedrale. Nell'agosto 1940 fu arrestato. Quando nel 1941 le guardie sovietiche fucilarono i detenuti, scampò alla morte e, dopo l'arrivo dei tedeschi, tornò in libertà. Durante l'occupazione tedesca salvò bambini ebrei e aiutò profughi e prigionieri di guerra.
Nel gennaio 1945, dopo il ritorno delle truppe sovietiche, fu arrestato di nuovo e imprigionato a Kiev insieme al vescovo di Łuck Adolf Szelążek. Accusato di spionaggio a favore del Vaticano e di attività religiosa illegale, fu condannato senza processo a dieci anni di lavori forzati. Lavorò tra l'altro in una miniera di rame nel campo di Džezkazgan. Anche lì ogni giorno prima dell'alba, mentre gli altri dormivano ancora, celebrava la Messa, inginocchiato accanto al tavolaccio che gli faceva da altare. Nelle sue memorie scrisse che la Provvidenza agisce talvolta anche attraverso gli atei, che lo avevano mandato là dove c'era bisogno di un sacerdote.
Liberato nel 1954, si stabilì a Karaganda. Lavorò come guardiano in un cantiere edile e di nascosto, benché la legge lo vietasse, battezzava nelle case dei fedeli, preparava alla confessione e alla comunione e benediceva i matrimoni. Serviva polacchi, tedeschi e cattolici di rito bizantino. Nel 1955 rifiutò di tornare in Polonia e prese la cittadinanza sovietica per restare stabilmente in Kazakhstan. Il 3 dicembre 1958 fu arrestato ancora una volta e condannato a tre anni di campo. In tutto trascorse in prigioni e campi 13 anni, 5 mesi e 10 giorni.
In seguito compì otto viaggi missionari nelle regioni remote del Kazakhstan e più di una volta raggiunse il Tagikistan. Sfinito dagli anni di prigionia e malato di diabete, ricevette dal suo vescovo il sacramento dell'Unzione degli infermi. Morì a Karaganda il 3 dicembre 1974 e lì fu sepolto.
La beatificazione ebbe luogo l'11 settembre 2016 a Karaganda e la lettera apostolica fu letta dal cardinale Angelo Amato. Quel giorno, all'Angelus, Francesco parlò di quanto quest'uomo avesse sofferto e ricordò il suo amore per i più deboli. La lettera fissò la memoria del beato al 20 giugno.