Beato Giuseppe Toniolo

Laico · 1845-1918

Laico, padre di famiglia, economista, professore all'Università di Pisa

Il beato Giuseppe Toniolo fu un economista e sociologo italiano, professore all'Università di Pisa, sposo e padre di sette figli e laico impegnato nell'Azione Cattolica. La lettera apostolica di beatificazione consente di celebrarne la memoria il 7 ottobre, giorno della sua nascita al cielo.

Nacque a Treviso il 7 marzo 1845. Studiò nel collegio Marco Foscarini di Venezia, dove ebbe come direttore spirituale don Luigi Dalla Vecchia. Nel 1867 si laureò in giurisprudenza a Padova e l'anno seguente divenne assistente nella stessa facoltà. Nel 1879 iniziò a insegnare economia politica a Pisa. Da professore unì il rigore scientifico alla fede e alla cura dei giovani.

Il 4 settembre 1878 sposò Maria Schiratti; ebbero sette figli. Pur diversi di carattere, formarono un matrimonio concorde e vissero il sacramento come fonte di grazia per tutta la famiglia. Nonostante i numerosi impegni, Toniolo cominciava la giornata con la santa Messa e trovava ogni giorno il tempo per il rosario.

Era convinto che l'etica cristiana dovesse plasmare anche l'economia. Nel 1889, con l'appoggio di Leone XIII, fondò l'Unione cattolica per gli studi sociali, e due anni dopo fu pubblicata l'enciclica Rerum novarum. Nel 1893 diede vita al periodico scientifico «Rivista internazionale di scienze sociali». Si batté per diritti dei lavoratori allora non ancora riconosciuti da tutti: il riposo festivo, la limitazione dell'orario di lavoro, la difesa della piccola proprietà e la tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli.

Dopo lo scioglimento dell'Opera dei Congressi gli fu affidato il rinnovamento dell'Azione Cattolica. Per sua iniziativa nel 1907 presero avvio le Settimane Sociali dei cattolici italiani. Sostenne il progetto di un'università cattolica, da cui dopo la sua morte nacque l'Università Cattolica del Sacro Cuore, e durante la guerra propose a Benedetto XV di creare un istituto di diritto internazionale al servizio della pace. Scriveva: «Chi definitivamente recherà a salvamento la società presente non sarà un diplomatico, un dotto, un eroe, bensì un santo, anzi una società di santi».

Nel 1918 fu colpito da malattie e soffrì anche per la guerra che aveva distrutto la pace in Europa. Costretto a letto, ottenne dal Papa il permesso di allestire un altare nella sua camera per partecipare alla santa Messa e unire ogni giorno le sue sofferenze alla Passione di Cristo. Morì a Pisa il 7 ottobre 1918, festa della Beata Vergine Maria del Rosario. I suoi resti mortali riposano nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta a Pieve di Soligo.

Nel 1971 Paolo VI ne riconobbe l'eroicità delle virtù, e nel 2011 Benedetto XVI approvò un miracolo attribuito alla sua intercessione. La beatificazione si svolse il 29 aprile 2012 nella Basilica di San Paolo fuori le Mura; la presiedette, a nome di Benedetto XVI, il cardinale Salvatore De Giorgi. Quel giorno il Papa ricordò che il nuovo beato indica la via del primato della persona umana e della solidarietà.