
Beato Franciszek Stryjas
Martire · 1882-1944
Martire, padre di famiglia, contadino e catechista laico
Il beato Franciszek Stryjas fu un contadino dei dintorni di Kalisz, padre di famiglia e catechista laico. Durante l'occupazione tedesca, quando nella zona le chiese erano state chiuse e i sacerdoti deportati in un campo, preparava di nascosto i bambini dei villaggi alla Prima Comunione. Morì sotto le torture nel carcere di Kalisz. Il Martirologio Romano lo ricorda il 31 luglio, giorno della sua morte.
Nacque il 26 gennaio 1882 a Popów, nella parrocchia di Iwanowice, da Marcin e Antonina, una famiglia di contadini. Frequentò poco la scuola, perché fin da piccolo aiutava il padre nei lavori dei campi. Imparò a leggere e a scrivere in casa, sotto la guida dei genitori, persone profondamente religiose che gli trasmisero una fede viva.
Da adulto sposò Józefa Kobyłka. In questo matrimonio fu molto felice ed ebbe con la moglie sette figli. Dopo la morte di lei si risposò con una vedova, anch'essa di nome Józefa, e andò a vivere con lei nel villaggio di Takomyśle, nella parrocchia di Chełmce. Da allora rimase legato per sempre a quella parrocchia. Fin dalla giovinezza sognava di insegnare ai bambini a conoscere Dio.
Nel 1940 le autorità tedesche chiusero le chiese della zona e deportarono i sacerdoti di Chełmce nel campo di concentramento di Dachau. Franciszek Stryjas cominciò allora a insegnare di nascosto ai bambini le preghiere e il catechismo, prima nella propria casa a Takomyśle e poi anche in case private di altri villaggi. La voce si sparse rapidamente e venivano da lui bambini anche dalle parrocchie vicine. A rischio della vita preparò così alla Prima Comunione quasi trecento bambini. Nel 1991 Giovanni Paolo II, parlando a Włocławek a insegnanti e catechisti, lo chiamò un patriota polacco e figlio della Chiesa, martoriato per l'insegnamento della preghiera e del catechismo ai bambini nelle case private.
Il 20 luglio 1944 fu convocato al posto della gendarmeria tedesca di Opatówek. Amici e parenti gli consigliavano di fuggire, ma egli si presentò spontaneamente. A Opatówek e poi nel carcere di Kalisz fu picchiato e torturato. Morì il 31 luglio 1944, dopo dieci giorni di supplizi. La famiglia riportò a casa il suo corpo, che recava i segni delle percosse e delle torture. Fu sepolto il 2 agosto nel cimitero di Godziesze, e ai suoi funerali partecipò moltissima gente.
Con un decreto del 26 marzo 1999 la Santa Sede riconobbe che era stato ucciso in odio alla fede. Giovanni Paolo II lo beatificò il 13 giugno 1999 a Varsavia nel gruppo dei 108 martiri della seconda guerra mondiale, ai quali assegnò una memoria comune il 12 giugno. Nell'omelia ricordò tra loro un catechista laico martoriato per il suo servizio. Le reliquie del beato riposano nella cattedrale di Kalisz, e i catechisti della diocesi di Kalisz si affidano alla sua intercessione.