
Beati Achilles Puchała e Herman Stępień
† 1943
Presbiteri e martiri, francescani, pastori a Pierszaje
I beati Achilles Puchała e Herman Stępień erano sacerdoti dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali. Durante la seconda guerra mondiale guidarono la parrocchia di San Giorgio a Pierszaje, presso Iwieniec, nelle allora terre orientali della Polonia, oggi in Bielorussia: Achilles come parroco, Herman come vicario parrocchiale. Furono uccisi a Borowikowszczyzna perché non vollero abbandonare i parrocchiani arrestati dai tedeschi. Il Martirologio Romano li ricorda il 19 luglio, giorno della loro morte.
Józef Puchała nacque il 18 marzo 1911 a Kosina, presso Łańcut, in una famiglia di contadini, ed ebbe sette fratelli e sorelle. Dopo la scuola elementare frequentò il seminario minore dei francescani a Leopoli. Nel 1927 entrò nell'Ordine e ricevette il nome di Achilles. Studiò filosofia e teologia a Cracovia e fu ordinato sacerdote nel 1936. Lavorò nei conventi di Grodno e di Iwieniec.
Karol Stępień nacque il 21 ottobre 1910 a Łódź, in una povera famiglia operaia. Anche lui frequentò il seminario minore dei francescani a Leopoli. Nel 1929 entrò nell'Ordine, ricevette il nome di Herman e svolse il noviziato a Łagiewniki, presso Łódź. I superiori lo mandarono a studiare a Roma, dove nel 1937 fu ordinato sacerdote. Tornato in Polonia, lavorò a Radomsko e poi a Vilnius.
Dopo lo scoppio della guerra Achilles assunse la parrocchia di Pierszaje, che il parroco precedente aveva lasciato nel settembre 1939. In seguito lo raggiunse Herman come vicario. Durante l'occupazione tedesca il parroco sostenne le famiglie povere e intercedette per le persone arrestate dalla gendarmeria, che aveva un posto di guardia nella canonica.
Nel giugno 1943 nella vicina Iwieniec scoppiò un'insurrezione contro i tedeschi, e gli occupanti risposero con un'azione di rappresaglia. Il 19 luglio un reparto tedesco giunse a Pierszaje e radunò gli abitanti. I religiosi avrebbero potuto nascondersi, perché li aveva avvertiti un gendarme tedesco che abitava nella canonica. Decisero invece di rimanere con i loro parrocchiani e si unirono volontariamente agli uomini arrestati, che furono condotti a Borowikowszczyzna. La sera i due sacerdoti furono separati dagli altri e uccisi in un fienile, al quale fu poi dato fuoco. I racconti divergono sui particolari della loro morte. Gli altri arrestati furono risparmiati e deportati ai lavori forzati in Germania.
I parrocchiani raccolsero i resti carbonizzati dei due francescani e li seppellirono in una tomba comune presso la chiesa di Pierszaje. Oggi le loro reliquie riposano in quella chiesa, meta di pellegrini.
Con il decreto del 26 marzo 1999 la Santa Sede riconobbe che erano stati uccisi in odio alla fede. Giovanni Paolo II li beatificò il 13 giugno 1999 a Varsavia nel gruppo dei 108 martiri della seconda guerra mondiale, per i quali nella formula di beatificazione fissò la memoria comune il 12 giugno. Nell'omelia parlò dei sacerdoti diocesani e religiosi morti perché non vollero abbandonare il loro ministero.