Beata Maria Teresa Ledóchowska
Suora · 1863-1922
Vergine, fondatrice delle Suore di San Pietro Claver, patrona delle missioni polacche
La beata Maria Teresa Ledóchowska fu una contessa di famiglia di origine polacca che lasciò la vita di corte per servire con la preghiera, la penna e la stampa le missioni in Africa e la lotta contro la schiavitù. Fondò la Congregazione delle Suore Missionarie di San Pietro Claver. La Chiesa la ricorda il 6 luglio.
Nacque il 29 aprile 1863 a Loosdorf, nella Bassa Austria. Il padre, il conte Antonio Ledóchowski, discendeva da un'antica famiglia nobile polacca, e la madre, Giuseppina Salis-Zizers, era svizzera. Sua sorella minore era santa Orsola Ledóchowska, e suo fratello Vladimiro, poi preposito generale dei gesuiti. Zio dei fratelli era il cardinale Mieczysław Ledóchowski. In gioventù Maria Teresa amava i bei vestiti e la vita mondana.
La svolta giunse nel 1885. Maria Teresa si ammalò gravemente di vaiolo, e il padre, contagiato, morì. Durante la malattia maturò in lei la decisione di donare la vita a Dio. Guarita, divenne dama di corte del granduca di Toscana, che allora risiedeva a Salisburgo. Lì incontrò alcune suore che raccoglievano offerte per le missioni e poco dopo lesse un appello del cardinale Carlo Lavigerie che chiamava i cattolici alla lotta contro la schiavitù in Africa. Il cardinale chiedeva a chi aveva il talento della scrittura di metterlo al servizio di questa causa. Maria Teresa vi riconobbe la propria vocazione.
Scrisse il dramma «Zaida» sulle conseguenze della schiavitù, fondò comitati antischiavisti e pubblicò la rivista «L'Eco dell'Africa». Nel 1891 lasciò la corte per dedicarsi interamente a questa causa. Il 29 aprile 1894, giorno del suo compleanno, diede inizio al Sodalizio di San Pietro Claver, la cui opera fu benedetta da papa Leone XIII. L'arcivescovo di Salisburgo approvò la comunità nel 1897 e la Santa Sede nel 1910. Le suore sostenevano i missionari in Africa con la preghiera, le offerte e la parola stampata.
Fondò tipografie che stampavano libri religiosi anche in lingue africane. Percorse l'Europa tenendo conferenze sulle missioni e mantenne un'enorme corrispondenza con i missionari; di lei restano oltre ottomila lettere. I missionari la chiamavano Madre dell'Africa. Desiderava stare tra gli africani e servirli di persona, ma comprese che Dio chiamava lei e le sue suore a un aiuto umile e nascosto per le missioni.
Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Roma, dove si trovava la casa generalizia della congregazione. Vi morì il 6 luglio 1922, a 59 anni. I cattolici africani la piansero come una madre.
La sua causa di beatificazione fu introdotta a Roma nel 1945. Papa Paolo VI la proclamò beata il 19 ottobre 1975 in piazza San Pietro, nella Giornata Missionaria Mondiale dell'Anno Santo, insieme a Eugenio de Mazenod, Arnoldo Janssen e Giuseppe Freinademetz. Nel gennaio 1976, su richiesta dei vescovi polacchi, la confermò patrona delle opere missionarie della Chiesa in Polonia.