
Beata Elisabetta Rosa Czacka
Suora · 1876-1961
Religiosa, fondatrice delle Francescane Ancelle della Croce, al servizio dei ciechi
La beata Elisabetta Rosa Czacka fu una religiosa che a ventidue anni perse la vista e dedicò il resto della vita ai ciechi. Fondò la Congregazione delle Suore Francescane Ancelle della Croce e il centro per i non vedenti di Laski, vicino a Varsavia. La Chiesa la ricorda il 19 maggio.
Nacque il 22 ottobre 1876 a Biała Cerkiew, nell'odierna Ucraina, in una famiglia aristocratica polacca. Prima di entrare nella vita religiosa si chiamava Rosa. Nel 1882 la famiglia si trasferì a Varsavia. Fin dall'infanzia aveva la vista debole, e una caduta da cavallo in gioventù accelerò la malattia. Nel 1898 divenne completamente cieca. Un medico, che giudicò il suo caso senza speranza, le consigliò di dedicarsi alla sorte dei ciechi.
Rosa accolse la cecità come segno della sua vocazione e per dieci anni si preparò al lavoro con i non vedenti. A Varsavia aprì le prime istituzioni per bambini e adulti ciechi, e poi fondò la Società per la Tutela dei Ciechi. Adattò inoltre l'alfabeto Braille alla lingua polacca.
Nel 1915 si recò in Ucraina e a causa della guerra per tre anni non poté tornare a casa. Lì, grazie a un sacerdote che aveva conosciuto, entrò nel Terz'Ordine di San Francesco, ricevette l'abito e prese il nome di Elisabetta. Dopo il ritorno, il 1º dicembre 1918, fondò a Varsavia la Congregazione delle Suore Francescane Ancelle della Croce. Le suore dovevano servire i ciechi e portare la propria croce quotidiana in espiazione per la cecità spirituale degli uomini. La sua opera fu sostenuta dal nunzio apostolico Achille Ratti, poi papa Pio XI.
All'inizio degli anni venti sorse a Laski un centro per i non vedenti con scuole e laboratori, insieme alla casa madre della congregazione. Padre spirituale dell'opera fu don Władysław Korniłowicz. Grazie a lui Laski si aprì anche alle persone lontane da Dio e in ricerca della fede. Nonostante gravi malattie, tra cui due interventi per tumori maligni, Madre Elisabetta guidò l'opera instancabilmente.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale l'istituto di Laski fu trasformato in un ospedale per i feriti. La stessa Madre Elisabetta rimase ferita a Varsavia durante un bombardamento. Durante l'occupazione le suore sostennero la resistenza polacca, e loro cappellano era don Stefan Wyszyński, futuro primate di Polonia, al quale la legava un profondo vincolo spirituale. Nel 1950, indebolita dalla malattia, lasciò la guida della congregazione. Morì in fama di santità il 15 maggio 1961 a Laski.
Nel 2017 papa Francesco riconobbe l'eroicità delle sue virtù, e nel 2020 approvò un miracolo attribuito alla sua intercessione: la guarigione di una bambina di Łomża gravemente ferita. Fu beatificata il 12 settembre 2021 a Varsavia insieme al cardinale Stefan Wyszyński. Nella lettera apostolica il Papa scrisse che, privata della luce degli occhi, con gli occhi della fede riconobbe Cristo, luce del mondo, e con amorevole fedeltà gli rese testimonianza davanti a coloro che camminano nell'oscurità del corpo e dell'anima. Le sue reliquie riposano nella cappella di Laski.