Beata Anna di San Bartolomeo
Suora · 1549-1626
Vergine, carmelitana scalza, segretaria di santa Teresa d'Avila
La beata Anna di San Bartolomeo fu una carmelitana scalza spagnola, discepola e la più stretta collaboratrice di santa Teresa di Gesù, detta Teresa d'Avila, che morì tra le sue braccia. Dopo la morte di Teresa, Anna portò la sua riforma del Carmelo in Francia e nell'attuale Belgio. La Chiesa la ricorda il 7 giugno.
Nacque il 1º ottobre 1549 ad Almendral de la Cañada, un villaggio allora appartenente alla diocesi di Avila, in una povera famiglia di contadini. Verso i dieci anni perse entrambi i genitori e passò sotto la tutela dei fratelli, che le affidarono il pascolo delle pecore. I fratelli volevano darla in sposa, ma lei desiderava la vita religiosa e, dopo anni di opposizione della famiglia, nel 1570 entrò nel monastero di San Giuseppe ad Avila, la prima fondazione di Teresa.
Fu accolta come sorella conversa; fu la prima conversa del Carmelo riformato da Teresa. Emise la professione religiosa il 15 agosto 1572. Si prendeva cura delle consorelle malate e col tempo assistette anche la stessa Teresa. Imparò a scrivere solo in monastero e da allora aiutò Teresa come segretaria. Negli ultimi anni di vita di Teresa la accompagnò nei viaggi e nella fondazione di nuovi monasteri. Teresa morì tra le sue braccia ad Alba de Tormes nell'ottobre 1582. Anna scrisse in seguito un ricordo dei suoi ultimi anni.
Dopo la morte di Teresa tornò ad Avila e nel 1595 passò al monastero della cittadina di Ocaña. Nel 1604 partì per la Francia con un gruppo di carmelitane spagnole guidato da Anna di Gesù, per introdurvi la riforma teresiana. I superiori volevano affidarle la guida di una comunità e perciò le ordinarono di passare tra le coriste e di ricevere il velo nero; lei accettò contro la propria volontà. Partecipò agli inizi del monastero di Parigi e come priora guidò le comunità di Pontoise e di Tours.
Nel 1611 si trasferì nell'attuale Belgio. Dopo un anno trascorso a Mons, nel 1612 fondò ad Anversa un monastero di carmelitane scalze e lo guidò come priora fino alla fine della vita. Persone di ogni condizione le chiedevano consiglio, tra cui l'infanta Isabella Clara Eugenia, figlia del re di Spagna Filippo II. Secondo la tradizione, alle sue preghiere fu attribuita la salvezza di Anversa dalla conquista da parte di truppe nemiche. Per ordine dei superiori scrisse un'autobiografia; si sono conservate anche le sue lettere e i suoi scritti spirituali.
Morì ad Anversa il 7 giugno 1626. Le iniziative per la sua beatificazione cominciarono a Roma poco dopo la sua morte, sotto il pontificato di Urbano VIII, ma la causa rimase a lungo ferma. Nel 1735 papa Clemente XII riconobbe l'eroicità delle sue virtù, e Benedetto XV la beatificò il 6 maggio 1917 nella Basilica di San Pietro. Il Martirologio Romano la ricorda come discepola e segretaria di santa Teresa, dotata di doni mistici, che diffuse e rafforzò l'Ordine in Francia.